Florida & Bahamas – Norwegian Sky – 9 Aprile 2014

La vacanza nel suo complesso è iniziata il 9 aprile ed è terminata il 22 aprile, quindi in totale 14 giorni inclusi i trasferimenti aerei. Come già preannunciato il viaggio è stato suddiviso in tre parti. I primi giorni a Miami Beach in hotel, successivamente una crociera alle Bahamas sulla Norwegian Sky ed infine alcuni giorni alle isole Keys prima di tornare in Italia. I ritmi ed i trasferimenti sono stati molto tranquilli e piacevoli. Nessun problema per i bambini (di 4 e 8 anni) che hanno vissuto senza dubbio un’esperienza indimenticabile per paesaggi, spiagge, animali e stili di vita lontani anni luce dalla nostra realtà.

Vorrei iniziare con alcuni dettagli sulla prenotazione ed informazioni pratiche che forse potranno tornare utili a qualcuno.

Questo viaggio era nei miei progetti già da parecchio tempo ed in un rigido giorno di novembre dello scorso anno, assieme ad un’altra famiglia anch’essa con due bambini, abbiamo deciso di prenotare invogliati anche dall’ottimo prezzo del volo. Successivamente le tariffe sono decisamente aumentate ed i 4 voli che abbiamo preso alla fine erano tutti esauriti. Non è quindi un viaggio da Last Minute ma va pianificato con un ampio margine di tempo altrimenti diventa improponibile. Importanti sono anche le assicurazioni per annullamento e sanitaria che per fortuna non abbiamo dovuto utilizzare.

Il volo A/R Bologna – Miami (con scalo a Madrid) con Iberia è stato ottimo sotto tutti i punti di vista, sulla tratta Madrid – Miami e ritorno abbiamo viaggiato su un Airbus 333 molto comodo e con apparecchiature di intrattenimento individuale, fondamentali per un volo di 9 ore (8 al ritorno). L’ultimo giorno da Miami siamo partiti alle 22 e viaggiando di notte siamo riusciti anche a dormire. Una delle poche volte.

La prenotazione del volo è stata fatta unitamente all’hotel di Miami (The Clay) attraverso una delle più note agenzie online ed in questo modo si è aggiunto un ulteriore risparmio.

Attraverso una agenzia online multimarca ho anche prenotato un Van Ford E350 da 12 posti con cambio automatico per tutta la durata del viaggio che ho ritirato al Car Rental Center dell’aeroporto di Miami presso l’agenzia AVIS. Faccio notare che rispetto a qualche anno fa sdesso si arriva al centro noleggio auto con un comodo trenino che si prende dal terzo piano dell’aeroporto. Assieme al noleggio ho preso anche l’assicurazione full a zero excess (senza franchigie) che ci tornerà utile visto che abbiamo fatto fuori uno specchietto laterale ed un abbonamento SunPass, una specie di telepass per le stade a pedaggio (dette anche turnpike) della Florida. La guida è stata piacevole ed interessante ed avere l’auto ci ha permesso di raggiungere luoghi impensabili col taxi o con i mezzi pubblici (a Miami non esiste una metropolitana capillare). Avendo i bambini al seguito è stata sicuramente una scelta azzeccata e che ripeterei. Di certo nei punti cruciali dove si intersecano fino a 5 autostrade su livelli diversi bisogna mantenere il sangue freddo ed avere una dose di fortuna superiore alla norma. A dispetto di quello che si pensa però, gli americani vanno piano in auto e rispettano i limiti di velocità che sono molto più bassi rispetto all’Italia. Per noleggiare l’auto è sufficiente la patente B italiana, mentre se si viene fermati bisogna esibire anche quella internazionale.

Immagino che vi chiederete come ho fatto a parcheggiare un van lunghissimo nella trafficatissima Miami Beach … semplice ho scelto un hotel col servizio di Car Valet che al costo di 19$ al giorno ci teneva l’auto in parcheggio e ce la riportavano in qualsiasi momento l’avessimo chiesto con una attesa molto bassa e con priorità di IN e OUT. Decisamente comodo e consigliabile.

La crociera di 4 giorni alle Bahamas con itinerario Great Stirrup Cay, Nassau e Grand Bahama, è stata prenotata direttamente sul sito italiano della Norwegian Cruise Line. Procedura molto semplice, acconto del 20% e saldo un mese prima di partite. Il tutto telefonando ad un numero verde con interlocutore che parla italiano. Pur essendo in grande anticipo sulla partenza quella crociera aveva una disponibilità scarsissima, tutte le cabine col balcone erano già esaurite e rimanevano solo alcune interne, esterne e suite. Abbiamo così deciso per l’interna con oblo al ponte 8 di cui vi parlerò dettagliatamente in seguito. Scopriremo in un secondo momento che quella crociera era la crociera ufficiale del Gay Pride 2014 di Miami e che Miami nel periodo in cui eravamo lì avrebbe accolto circa 100mila persone per la parata del 13 aprile! Il tutto è stato però contenuto nella zona di Ocean Drive e non ha comportato alcun disagio per noi che abbiamo chiaramente virato su altre mete.

Prima di iniziare il diario vero e proprio alcune informazioni su meteo e clima. Era per noi la quarta volta in Florida ma in assoluto la prima in aprile. Non c’è dubbio che questo mese sia veramente eccezzionale sotto tutti i punti di vista. Temperature massime sempre comprese tra 27 e 30 gradi e minime mai sotto i 20. Pioggia e vento praticamente inesistenti, umidità accettabile e zero zanzare! Inoltre sia in Florida che alle Bahamas il mare aveva una gradevole temperatura di 26/27 gradi, l’ideale per fare il bagno in quasiasi momento della giornata. Inoltre il clima gioioso da “Spring Break” e la presenza di saldi incredibili nei grandi mall hanno ancor di più avvalorato la mia idea che questi posti vadano visitati in primavera per essere goduti e vissuti al meglio.

GIOVEDI’ 10 APRILE 2014 – MIAMI

Il risveglio del primo giorno negli States è come al solito condizionato dal fuso orario (-6 ore rispetto all’Italia). Pur essendo andati a letto tardi la sera prima, alle 5 della mattina eravamo già con gli occhi sbarrati. L’hotel che abbiamo scelto è The Clay, all’angolo tra la Washington Ave ed Espagnola Way. Si tratta di un albergo storico e si dice che in passato nei suoi sotterranei Al Capone progettasse le proprie malefatte!

La posizione tra Ocean Drive e Lincoln Road è assolutamente strategica ed è facile raggiungere a piedi tutti i luoghi più belli di Miami Beach. La struttura è carina, le camere sono abbastanza piccole ed alcune si trovano in una sede leggermente distaccata lungo Espanola Way. La zona è molto allegra e movimentata soprattutto la sera. Unico neo è la mancanza dell’ascensore che obbliga a fare 1 o 2 piani di scale con le valige. E’ noto che a Miami le lingue ufficiali sono due, inglese e spagnolo, ma in questa zona tutto è latinizzato, non sembra proprio di essere negli USA.

Il programma del primo giorno prevede un tour pedonale abbastanza intenso e fortunatamente il clima è favorevole non essendo troppo caldo. Partenza naturalmente da Espanola Way …

… per poi raggiungere in pochi minuti Lincoln Road dove faremo una deludente colazione da Starbucks. Da notare che le cose fredde erano immerse nel ghiaccio e quelle calde erano ad una temperatura da ustione.

Il Lincoln Road Mall è una lunga strada pedonale con locali, negozi, teatri e cinema.

La zona è ricca di palme, vegetazione e fontane ed è un vero piacere passeggiare e fare i primi acquisti.

Finito il giro a Lincoln Road procediamo verso il mare passando davanti alla New World Symphony Plaza e successivamente all’hotel Delano.

La curiosità di vedere all’interno uno degli hotel più lussuosi di Miami Beach è forte così decidiamo di entrare e prontamente gli usceri ci spalancano il portone di ingresso. Appena entrati ci assale una ventata di gelo polare. La lobby ed i locali interne sono veramente belli e danno l’idea di come questo hotel sia veramente per pochi. Usciamo nel curatissimo giardino ed arriviamo alla celebre piscina contornata dalle palme …

Ritorniamo in strada ed arriviamo in breve tempo a Ocean Drive, il famoso lungomare di Miami Beach con i suoi hotel art deco …

Pur essendo già stati 2 volte in questa strada l’emozione è sempre alle stesse. E’ come essere dentro ad un film e tutto quello che si legge e si vede si concretizza davanti agli occhi. Vediamo persone che fanno jogging (alcuni anche spingendo un passeggino), altri che giovano a volley ed altri che semplicemente dormono sul prato di Lummus Park. Inizia a fare veramente caldo e decidiamo di andare in spiaggia.

La spiaggia è immensa, sabbia bianca e acqua del mare pulitissima.

Naturalmente non mancano le famose torrette dei baywatch …

Il pomeriggio è dedicato alla visita di Downtowm, il quartiere finanziario della città con i suoi grandi grattacieli che svettano nel cielo. In macchina arriviamo fino a Bayside dove c’è un grande parcheggio nolto comodo per parcheggiare.

Bayside Marketplace è un centro commerciale/mercatino sulla baia di Biscayne con ristoranti e negozi principalmente di souvenir. c’è anche l’Hard Rock Cafè di Miami. Ci fermiamo a mangiare in un ristorante cubano.

Finito il pranzo attraversiamo il Bayfront Park ed arriviamo alla fermata del Metromover (http://www.miamidade.gov/transit/metromover.asp) un trenino elettrico gratuito senza conducente che ha tre itinerari. Noi scegliamo il Brickell Loop che dura circa 25 minuti e gira tutta Downtown e il quartiere finanziario di Brickell. Veramente una bella esperienza passare vicino (e addirittura dentro) ai grandi grattacieli, i bambini hanno apprezzato molto.

Finito il giro torniamo a Bayside dove alle 19.00 parte il giro in battello della Island Queen Cruise chiamato Millionaire’s Row. Non è necessario prenotare prima ma è sufficiente arrivare all’imbarco 30 minuti prima della partenza. Il giro dura 90 minuti e offre una bella visione dello Skyline di Miami, poi passa a fianco di Fisher Island …

… circumnaviga il porto e passa davanti a Miami Beach.

Si arriva poi vicino alle isolette artificali di Star Island, Palm Island e Hibiscus Island dove hanno dimora alcune tra le persone più ricche e potenti del mondo oltre ad essere state sede di numrose location cinematografiche. Passiamo in rassegne le ville di Shaquille O’Neal, Lenny Kravitz, Gloria Estefan, Puff Daddy, Julio Iglesis, Edit Piaf. La più bella è senza dubbio quella di Phillip Frost, ultra milionario del settore farmaceutico.

Il bello della crociera che parte alle 19 è si inizia con la luce e si arriva col buio. Nel frattempo Miami si accende di mille luci. Veramente bello e suggestivo.

Il giro in battello finisce alle 20:30. Ceniamo a Bayside, questa volta nel ristorante Bubba Gump Shrimp e poi torniamo in albergo. La prima giornata è stata molto bella e intensa, ma è solo un piccolo antipasto di quello che ci riserverà il viaggio nei giorni successivi!!

VENERDI’ 11 APRILE 2014 – MIAMI

Secondo giorno a Miami e dopo il primo molto intenso decidiamo di riequilibrare il tutto con una giornata di assoluto relax: mare e shopping!

A Miami, lontano dal caos e dagli eccessi di Miami Beach, c’è una zona molto tranquilla per trascorrere una giornata di mare e relax. Si tratta di Key Biscayne, un’isola che si raggiunge in circa mezz’ora di auto (pedaggio 1,75 $) e che alterna parchi naturali a zone residenziali molto eleganti. Partiamo di buon mattino da Miami Beach …

… facciamo una tappa intermedia alla villa Vizcaya visitando solo i giardini esterni e non anche il museo …

… per poi arrivare a metà mattina a Crandon Park, il parco di Key Biscayne dove solo poche settimane prima si erano svolti gli ATP World Tour Masters di tennis.

Nei parchi statali della Florida l’entrata è sempre a pagamento e le tariffe variano a seconda del veicolo e del numero di persone. Il costo per 8 persone in un van è stato di 15 dollari. Quel giorno la spiaggia era deserta e tutta a nostra disponizione. Ci sistemiamo sotto una palma …

… ed iniziamo la giornata balneare!

Verso l’ora di pranzo il tempo inizia a peggiorare e scende anche qualche goccia. Facciamo i bagagli e ci trasferiamo a Cape Florida, il punto più a sud della contea di Miami a cui si accede dal Bill Baggs Cape Florida State Park (costo 8 dollari).

Ci sistemiamo in una delle tante postazioni pic-nic coperte equipaggiate con barbecue e mangiamo al sacco. Una nota sulla spesa. A Miami non conviene mai farla nei superstore che si trovano sulla Collins o sulla Washington che sono carissimi. La cosa migliore è andare nei negozi Publix, una catena fornitissima e con grande varietà di scelta dove si servono tutti i residenti della città. A Miami Beach sono tre ma se ne trovano altri anche altrove.

Durante il pic nic ci fanno visita alcuni abitanti del parco … a cui è vietatissimo dare da mangiare!

Finito il pranzo ci dirigiamo verso il faro di Cape Florida, costruito nel 1825 ed operativo fino agli anni 90. Adesso è un museo visitabile gratuitamente in determinati orari della giornata.

Ultima capatina in spiaggia per l’ultimo bagno rinfrescante della giornata e ripartenza verso Miami Beach.

Sulla strada di ritorno in hotel non posso non fotografare quella che tra 3 giorni sarebbe stata la nostra nuova casa: la Norwegian Sky, ancorata al porto di Miami.

Dopo esserci sistemati, verso il tardo pomeriggio arriviamo all’Aventura Mall, il principale centro commerciale della Florida che si trova a nord di Miami. Percorriamo tutta la Collins ed in 35 minuti siamo a destinazione.

L’Aventura Mall è un qualcosa di immenso, con centinaia di negozi e catete come Macy’s, Bloomingdale, JCPenney e Nordstrom. Unico modo per riuscire a capirci qualcosa è sapere esattamente dove andare e puntare alle cose che interessano. Da casa avevamo già fatto una lista di negozi di nostro interesse (principalmente di abbigliamento come Abercrombie, Hollister, Tommy Hilfinger, Lacoste, Foot Locker) ed una volta individuati sulla mappa siamo andati a botta sicura. Come detto, il periodo era di saldi ed i prezzi molto interessanti anche grazie al Dollaro debole (o all’Euro forte fate voi). Dopo lo shopping cena al Johnny Rockets che si trova al terzo piano del mall.

Rientriamo in hotel verso le 23 quando la zona di Espanola è un pullulare di persone e la vita notturna sta per esplodere! Noi ci fiondiamo immediatamente a letto perchè il giorno dopo ci aspetta una levataccia … ci aspettano le Everglades!!

SABATO 12 APRILE 2014 – MIAMI

Oggi il programma prevede la visita alle Everglades, zona paludosa che si trova ad ovest di Miami e che si raggiunge in circa 1 ora di auto da Miami Beach percorrendo il Tamiami Trail, la strada di congiunzione tra Miami e Tampa. A dire il vero quella che visiteremo noi è la parte periferica a nord delle Everglades perchè il parco nazionale vero e proprio ha il suo cuore pulsante molto più a sud ed è raggiungibile solo in barca senza motore o in canoa.

La nostra visita inzia dalla Shark Valley, un centro di informazione sulle Everglades che offre anche tour a piedi, in tram o in bicicletta. Noi avevamo prenotato da casa il tour in Tram sul sito http://www.sharkvalleytramtours.com/. La prenotazione è senza impegno e senza deposito ed è molto utile in quanto i viaggi quotidiani sono pochi ed i tram poco capienti.

La durata dell’escursione è di 2 ore, comprensiva di una sosta di circa 20 minuti presso un punto di osservazione che si trova alcune miglia all’interno. Pur essendo molto caldo, il periodo è ancora secco, le paludi non sono ancora molto bagnate e non è necessario mettere il repellente antizanzare. La fauna che abbiamo visto corso del tragitto comprende ibis, cicogne, procioni, cervi, lucertole, serpenti, tartarughe, aironi oltre ad una incredibile varietà di uccelli e naturalmente gli alligatori!

Il giro sul tram è scandito dalle parole in inglese e spagnolo di una guida turistica che descrive dettagliatamente la storia e la geologia delle Everglades e degli animali che ci vivono.

Dopo circa un’ora di viaggio, tra un avvistamento e l’altro, arriviamo al punto di osservazione, la zona più interna del parco che si può raggiungere in questa zona.

Da lassù il panorama è molto bello e la visuale sulle Everglades si perde a vista d’occhio anche grazie alla giornata magnifica.

Naturalmente è sempre proibito uscire dal gruppo ed entrare in zone off limits … bisogna sempre ricordarsi dove si è e che qui pullulano gli alligatori!!

Sulla strada di ritorno verso la base una grande tartaruga ci attraversa la strada e il tram deve attendere i suoi comodi, in fin dei conti qui gli estranei siamo noi.

L’esperienza è stata entusiasmante, forse un po’ lunghetta visto anche il caldo e il sole (non mi immagino come possa essere in estate). Ma il pezzo forte della giornata sarà la gita in airboat. A tal proposito avevo fatto parecchie ricerche prima di partire visto che l’offerta per questo tipo di escursioni è molto elevata. La mia scelta è ricaduta su Buffalo Tigers (http://buffalotigersflevergladesairboattours.com/) e devo confermare che è stata assolutamente eccezionale oltre ad essere la più economica in quanto i bambini fino a 6 anni anon pagano.

Il tour è gestito dai nativi Miccosukee che da sempre vivono nelle everglades ed è sicuramente il piú selvaggio ed affascinante della zona. I loro airboat sono barche ad elica di piccole dimensioni e ne abbiamo avuta una da 8 persone tutta per noi. Abbiamo visto altrove barconi da 30 persone, posti affollatissimi anche perchè convenzionati con le compagnie crocieristiche. L’impressione è stata di vivere un’esperienza fuori dai canoni piú turistici. Quindi niente spettacolini finali o dimostrazioni per vendere foto, niente bar e ristoranti ma solo quello che effettivamene conta: 1 ora effettiva in giro sul mare di erba con l’airboat. Vengono anche fornite delle cuffie per proteggere le orecchie dal rumore. E’ sicuramente l’ideale anche per le famiglie con bambini. Ai nostri è piaciuto tantissimo e ne conservano un ricordo molto piacevole.

La barca naviga attraverso la vegetazione, gli specchi d’acqua e le isole, con frequenti soste per incontrare da vicino gli alligatori. In primis ci viene mostrata una cucciolata appena sfornata …

… ma la madre non sembra essere molto d’accordo!!

Il viaggio prosegue senza sosta …

… fino a quando ci fermiamo in un isolotto di fango da quale emerge in pochi secondi un alligatore enorme …

… che si ferma a pochi centimetri da noi. La tensione inizia a salire quando la guida scende dall’airboat e si avvicina all’alligatore dandogli da mangiare pezzi di pane che tirava letteralmente dentro la gola del rettile.

Per concludere veniamo portati in un’isolotto in cui un tempo gli indiani vivevano cacciando e pescando. Ora è un luogo per far conoscere e tramandare la storia e le tradizioni di questo popolo.Qui vive anche una folta colonia di procioni.

Finito il giro in airboat decidiamo di andare a pranzare al ristorante Coopertown, sulla strada di ritorno verso Miami. Io prendo un piatto a base di coda di alligatore e cosce di rana. Il primo buono mentre il secondo un po’ meno.

Per il pomeriggio decidiamo di andare in spiaggia a nord di Miami Beach, nella zona di Indian Creek.

Purtroppo la scelta non si rivelerà ottimale dal punto di vista balneare perchè la spiaggia è molto piccola ed il mare era mosso e pieno di alghe.

Ottima è invece la cornice paesaggistica alle nostre spalle con le Blue & Green Diamond, i due palazzi più alti di Miami Beach sede di altrettanti condomini …

… e il gigantesco hotel Fontainebleu, noto tra l’altro per essere stato la sede delle scene iniziali del film Goldfinger della serie 007 (di cui sono un fan accanito)

Fortunatamente arriviamo nel momento dell’happy hour e il bar e la piscina sono aperti a tutti … entriamo e passiamo piacevolmente un po’ di tempo tra balli, bevute e bagni.

Per la sera torniamo a South Beach e ci dirigiamo verso il South Pointe Park, la punta estrema di Miami Beach in direzione sud. L’intenzione era quella di cenare a base di granchio da Joe’s Stone Crab ma la lunga fila e la temperatura polare all’interno ci hanno fatto desistere. Ripieghiamo però sulla migliore steackhouse della città … Smith & Wollensky … che si trova proprio in mezzo al Southe Pointe Park e mi mangio una bistecca favolosa, anche se un po’ costosa.

DOMENICA 13 APRILE 2014 – MIAMI

Il nostro ultimo giorno a Miami coincide col grande evento della parata annuale del Gay Pride. Le strade di South Beach pullulano già di persone fin dalla prime ore del mattino ed alcune strade come Ocean Drive e la Collins sono già transennate e chiuse ai veicoli. Nel giro di poche ore sarebbero arrivate quasi 100mila persone quindi appena fatta la colazione partiamo per la nostra prossima destinazione: i quartieri a sud di Downtown.

Iniziamo con Coconut Grove, il quartiere residenziale più antico e sede della municipalità di Miami.

Il quartiere non è molto esteso e tutto quello che interessa è racchiuso tra Main Hwy e Grand Ave.

Una tappa obbligata per chi arriva a Coconut Grove è il centro commerciale CocoWalk …

… che non ha niente a che vedere con l’Aventura Mall essendo non molto grande seppur dotato di parecchi negozi e locali.

Finito lo shopping entriamo al Barnacle …

… un parco naturale storico ricco di vegetazione che ha il pregio di includere la più antica abitazione di Miami tuttora situata nella posizione originale.

Un lungo percorso ombreggiato è fiancheggiato da cartelli che descrivono le piante autoctone presenti. Questo bosco tropicale ha il pregio di rappresentare uno degli ultimi esempi rimasti di quello che era il paesaggio originario di Miami prima dei grattacieli e dello sviluppo industriale.

Riprendiamo l’auto ed arriviamo in pochi minuti alla tassa successiva: il delizioso sobborgo di Coral Gable.

Qui il paesaggio cambia radicalmente, nessun grattacielo, nessun negozio ma solo una immensa zona residenziale immersa in una tranquillità surreale. Pranziamo in un ristorante del cosiddetto “Miracle Mile” e poi prendiamo la strada per il Biltmore (http://www.biltmorehotel.com/), un lussuoso hotel costruito nel 1926 la cui torre (ispirata dalla Giralda di Siviglia) è stata per anni l’edificio più alto di Miami.

Appena si entra nella lobby si respira già la storia ed il lusso dell’hotel più in della città.

L’hotel é maestoso, fontane, statue e scalinate sono ovunque ed i campi da golf si perdono a vista d’occhio …

La piscina è una delle più grandi degli hotel degli States e circonda l’hotel su 2 lati …

Essendo un edificio con valore di patrimonio storico, ogni domenica alle 13:30 ed alle 14:30 vengono tenuti dei tour guidati gratuiti che non necessitano di prenotazione. Il punto di ritrovo è nella lobby principale. Io ho recepito le informazioni utili scrivendo alla Concierge dell’hotel (BiltmoreConcierge@biltmorehotel.com). Gli orari infatti possono cambiare ma il giorno è sempre la domenica.

Il tour dura 1 ora e ci porta in tutte le zone pubbliche dell’hotel ed in alcune bellissime suite. Si respira storia a pieni polmoni e la guida (molto brava) e ci racconta ogni particolare ed ogni dettaglio della struttura, le le celebrità che vi hanno soggiornato nel corso degli anni oltre ad aneddoti che i non americani fanno però fatica a comprendere ed apprezzare. Nelle camere vige il divieto assoluto di fare foto e riprese video. La visita al biltmore termina alle 14:30, fuori la temperatura è rovente i bambini spingono per fare il bagno e quindi non possiamo non raggiungere le vicine Venetian Pools.

Le piscine veneziane sono delle piscine pubbliche artificiali create in una zona dove una volta era presente una cava di roccia corallina. L’ambientazione e quella tipica della Laguna di Venezia, con ponti e punti di attracco tipici di Venezia tanto amati ed ambiti dagli americani.

La caratteristica della piscina è quella di essere alimentata esclusivamente da acqua sorgiva che proviene da pozzi artesiani. La profondità varia da poco più di un metro a più di due metri e mezzo nei pressi della cascata, con una piccola piscina da un mezzo metro ad uso esclusivo dei bambini. L’acqua è calda e restiamo qualche ora in questa oasi che purtroppo chiude abbastanza presto in questo periodo, alle 16:30.

Dopo un bagno rinfrescante riprende la navigazione turistica (in auto) del quartiere di Coral Gable. A tal proposito replichiamo esattamente il giro suggerito dalla Guida Mondadori che ci ha portati in ogni angolo del quartiere, sopra ponti, lungo fiumi e campi da golf e costeggiato il campus della Miami University.

Qui le strade sono delle piccole lingue di cemento che si perdono in mezzo al verde. Ogni viale ha alberi allineati, ogni casa ha un giardino curato sul fronte ed una piscina sul retro. La viabilità non è geometrica come nel resto della città ma assolutamente sinuosa e pertanto anche più difficile da gestire senza un navigatore. In giro qua e la si trovano piante giganti e vere e proprie chicche di abitazioni che lasciano a bocca aperta …

Il tour si conclude su Calle Ocho, la strada che porta a Little Havana. Il quartire di per se non è molto bello ma vale la pena fermarsi a fare merenda nella bakery Versaille dove fanno delle paste buonissime. In questo quartiere anche gli amanti dei sigari troveranno pane per i propri denti!

La sera ceniamo da Jerry’s Famous Deli, uno dei ristoranti american style più noti di Miami Beach e verso le 21.30 vengono esplosi sull’oceano i fuochi artificiali che decretano la fine del Gay Pride. Termina così un’altra giornata a Miami, purtroppo l’ultima. Il giorno successivo ci imbarcheremo sulla Norwegian Sky alla volta delle Bahamas.

LUNEDI 14 APRILE 2014 – MIAMI

Il gran giorno dell’inizio della crociera è arrivato, ma l’imbarco è fissato per le 13 quindi abbiamo tutta la mattinata libera per fare un ultimo giretto per le strade di South Beach.

Ad un certo punto arriviamo a Meridian Avenue dove svetta il memoriale dell’olocausto di Miami Beach, un monumento che commemora le vittime della Shoah.

Proprio a fianco del memoriale si trovano i giardini botanici di Miami Beach, la cui entrata è gratuita.

Da un lato per noi è veramente difficile lasciare questi posti da favola, ma dall’altro sapere che presto si partirà per una crociera è altrettanto eccitante! La Norwegian Sky è in porto che ci aspetta!!

Riprendiamo l’auto, torniamo a Downtown …

… ed imbocchiamo la strada del grande porto di Miami. Subito all’inizio è impossibile non notare il quartier generale di Royal Caribbean che ha sede proprio nel porto.

Parcheggiamo il van nel parcheggio più vicino al terminal C dove attraccano le navi Norwegian e dove oggi si trova proprio la Sky. Il costo della sosta è di 20 dollari a notte da pagare al ritiro.

Le procedure di imbarco sono velocissime, viene fatto compilare il foglietto sanitario, registrata la carta di credito e consegnate immediatamente le card (monocolore senza disegni e veramente bruttine). Dopo l’immancabile foto di imbarco siamo veramente ad un passo dalla Sky … la crociera sta per cominciare!!

LA NAVE

Il mio giudizio complessivo sulla nave è sicuramente positivo. I suoi punti di forza sono senza dubbio i numerosi punti di osservazione della navigazione ed una grande apertura al mare ovunque ci si trovi. Di fronzoli pochi, anzi nessuno. Sulla Sky non trovereti scivoli, pareti da arrampicata, bowling o autoscontri ma credo che se ne possa fare anche a meno perchè per me in crociera il protagosta deve essere lui: il mare!

Come detto si tratta di una gemella della Costa Victoria ma con gli allestimenti interni completamente diversi e con alcune aree organizzate diversamente. Le attività sui ponti esterni sono concentrate nella zona piscine e nel vicino campo polivalente dove si gioca sempre e solo a basket.

La prua del ponte 11, che sulla Victoria è occupata dalle suite, ospita la Spa, la palestra ed un grande bar chiamato Outrigger Lounge …

… dal quale si accede direttamente alla punta della nave, per me la zona migliore per gustarsi gli arrivi nei porti.

Sempre a prua ma al ponte 12 troviamo la piscina dei bambini e se devo essere sincero ne ho viste di molto più piccole.

Un altro punto che mi è piaciuto molto è l’Outdoor Cafè a poppa, una zona all’aperto che abbiamo sfruttato quasi sempre per le colazioni.

Il ponte scialuppe è il numero 6 ed ha una pista da jogging che può essere interamente percorsa in senso circolare. E’ su questo ponte che viene svolta l’esercitazione di sicurezza prima di partire. Abituato alle drill card, ai giubbotti ed alle spiegazioni in 5 lingue delle navi Costa i 15 minuti di spiegazioni in inglese e spagnolo, per di più senza giubbotto di salvataggio, sono passati in un baleno.

La parte interna credo sia senza infamia e senza lode. Un ponte, il 5, con due ristoranti spezzati a metà dalle cucine e la zona reception/escursioni.

Al ponte 6 ho cercato invano la piscina coperta che tanto mi piaceva della Victoria, questa area è completamente chiusa. Su questo ponte, a poppa, si trova anche il teatro …

… la photo gallery, il bar Captain Cook e la discoteca Dazzle.

L’altro ponte interamente percorribile è il 7, con i negozi ed un mega casino.

Diversamente dalle navi italiane dove non ho mai trovato i casino troppo affollati su questa nave i tavoli da gioco e le slot machine erano letteralmente presi d’assalto!

Una parentesi sul condizionamento della nave … sapevo perfettamente che gli americani amano stare al fresco e ne ho avuto una decisa conferma. In alcune zone era freddissimo, mai avuto tanto freddo su una nave da crociera. A noi da molto fastidio il freddo del condizionatore e per questo per evitare mal di gola o abbassamento della voce eravamo spesso e volenteri molto vestiti e ci siamo accorti di essere visti un po’ come degli alieni. Fortunatamente in cabina era possibile regolare la temperatura e volendo anche accendere il riscaldamento, quindi nessun problema.

Una nota sulla cabina esterna con oblo al ponte 8, la numero 8264 … era veramente piccola!!

Per me era la prima volta senza balcone e sicuramente anche l’ultima. E’ vero che la crociera era breve, che le soste nei porti erano lunghe e che in fondo andavamo solo a dormire, ma ho avuto più volte una sensazione di soffocamento. E poi lo spazio per i movimenti era inesistente … insomma in 4 persone assolutamente invivibile. Devo però riconoscere che era molto silenziosa ed in ottima posizione a poppa proprio davanti a scale ed ascensore. Ho anche notato una sorta di “spendig review” sulle dotazioni … abituato alla distesa di roba sul letto come materiale informativo, piantine della nave, cataloghi, per non parlare di frutta e spumante … l’ingresso in cabina è stato un po’ desolante perchè non c’era nulla di tutto questo se non una bottiglia d’acqua che se aperta costava all’incirca 6 dollari. Cosa che abbiamo scoperto solo dopo averla aperta!

La gestione dei teli mare è molto buona. Vengono lasciati tanti i teli in cabina quanti sono i suoi occupanti ed alla fine della crociera ne devono risultare altrettanti. Altrimenti c’è una penalità di USD 25 a telo mancante! Volendo nella zona piscine c’è una postazione dove è possibile sostituire in qualsiasi momento i teli bagnati con altrettanti asciutti.

Infine, a livello manutentivo niente o poco da dire, la Norwegian Sky è pulita, ben tenuta sia nei ponti esterni che interni ed anche la nostra cabina era in buone condizioni. Se non sbaglio ha subito un’opera di riammodernamento da pochi anni e di certo non ne dimostra quasi 20.

I SERVIZI DI BORDO

Prima di descrivere le tappe della crociera vorrei spendere alcune parole sui servizi di bordo. Premetto che ho fatto numerose crociere ma anche che era la prima volta che salivo su una nave di una compagnia non italiana.

La crociera era al gran completo, in totale c’erano 2.448 passeggeri. Gli italiani erano solo 15 (di cui 8 solo il nostro gruppo) e l’unico membro dell’equipaggio che parlava la nostra lingua era la commessa del duty free, una simpatica signora rumena che parlava ben 7 lingue. I Freestyle Daily, con tutte le informazioni sulla giornata e l’animazione, erano disponibili in inglese, spagnolo e tedesco. Ci è stato consegnato un unico foglietto in italiano con alcune sommarie informazioni.

A bordo c’era anche un nutrito gruppo di persone del Gay Pride 2014 di Miami che ogni tanto organizzava un evento privato nei saloni di prua. Negli Stati Uniti era tempo di Spring Break (le vacanze di primavera) e quindi erano numerose anche le famiglie con bambini e ragazzi un po’ di tutte le età.

Per quanto riguarda i servizi alberghieri siamo stati assolutamente soddisfatti. Sia per la manutenzione della cabina, come già detto, sia per la pulizia della stessa. Veniva rifatta 2 volte al giorno ed al nostro ritorno trovavamo sempre qualche grazioso animaletto fatto con gli asciugamani. Il nostro cabinista filippino era molto simpatico ma aveva il brutto vizio di buttare via i Daily a fine giornata quando a me piace conservarli.

Le note dolenti della crociera hanno riguardato principalmente il buffet e il ristorante. Appena arrivati in nave siamo andati al ristorante per pranzare ma, non so per quale motivo, pur essendo letteralmente vuoto non erano in grado di darci un tavolo da 8 ma solo 2 tavoli da 4. Decidiamo così di andare al buffet che, come era logico ipotizzare, era stipato di persone appena salite a bordo. Al di la del caos che, bene o male si può capire, quello che non mi è piaciuto è la mancanza di organizzazione. Il personale, che era presente, non faceva niente per migliorare la situazione. Ognuno si metteva in fondo all’unica coda ma così si creava una fila lunghissima quando nel seguito del buffet c’erano zone senza nessuno. Secondo me avrebbero dovuto organizzare più file a seconda di quello che ciscuno voleva … grill, verdure, dolci, ecc.

Altra pecca non da poco è la mancanza di posate e tovaglioli a disposizione. Le uniche si trovano nei tavoli dentro ad un contenitore che però non ne aveva mai a sufficienza ed i tempi per il rimbocco erano molto lunghi. Ci siamo così trovati col piatto pieno e senza posate per mangiare. Altri disagi derivavano dall’impossibilità di rimboccare i piatti già usati per prendere altre pietanze. C’era addirittura una linea sorvegliata oltre la quale non si poteva passare col piatto usato. Capisco l’igiene e posso anche concordare con questa modalità però poi il tavolo si riempie di piatti e bisogna che qualcuno li venga a prendere. Per tutta la durata del pranzo però nessuno si è mai presentato ed alla fine la mucchia di piatti era enorme. A livello di bevande i dispencer erogavano due tipi di succhi di frutta, the senza zucchero imbevibile e acqua bollente che doveva essere necessariamente raffreddata con del ghiaccio. Completamente assente la pizza che poteva essere ordinata solo nel ristorante italiano a pagamento.

Insomma il primo impatto la ristorazione non è stato dei migliori … ma il peggio doveva ancora venire!

La mattina successiva decidiamo di fare colazione al ristorante, anche perchè due persone del nostro gruppo sono celiache e devono ordinare piatti specifici senza glutine. Abituati a Costa con il suo angolo Gluten Free e con una super colazione che nulla ha da invidiare a quella normale, rimaniamo di stucco quanto veniamo accolti (alle 8 del mattino) con un bicchiere di benvenuto pieno di ghiaccio bagnato nell’acqua e con la notizia che l’unico alimento gluten free era il pane in fette confezionato, identico a quello servito la sera. Niente di più! Inoltre ordinare qualsiasi cosa richiedeva un tempo interminabile. Non vi erano camerieri che giravano col vassoio delle paste o con le caraffe di latte e caffè. Tutto era a la carte … dalla semplice fetta di pancake al bicchiere di latte. Ridicola la gestione delle marmellate il cui contenitore andava e veniva in continuazione come se non ne avessero a sufficienza per tutti. Per fare una misera colazione (la più misera da quando faccio crociere) ci è voluto più di un’ora. Dal giorno successivo saremo andati sempre al buffet dove le cose sono andate sicuramente meglio.

La peggior disavventura è stata però una sera al ristorante quando i camerieri hanno fatto confusione per ben 2 volte con i piatti senza glutine dando da mangiare ai celiachi piatti con glutine con pessime conseguenze per il loro stato fisico. Abbiamo segnalato immediatamente la cosa al maitre facendo le nostre rimostranze. In tante volte non era mai successo e ritengo sia una cosa molto grave dovuta ad una organizzazione e preparazione dei camerieri molto approssimativa. Nulla sono valse le scuse e la volontà di offrirci qualcosa … per quel giorno abbiamo fatto stornare le quote di servizio! Era la prima volta per me, ma sicuramente i disservizi sono stati troppo gravi per lasciar passare. Da notare che dal giorno successivo siamo stati trattati con i guanti bianchi ed ogni piatto che ci veniva servito era prima controllato dal maitre che stazionava di continuo attorno al nostro tavolo.

La seduta al tavolo era libera, in applicazione del freestyle tipico di NCL. Ma se freestyle significa stare a tavola 2 ore e più preferisco mille volte gli orari ed i posti preassegnati. L’attesa per avere il tavolo era breve ma poi dall’ordinazione alla consegna dei piatti passava un’eternità. Con 4 bambini non è la cosa ideale. Pur arrivano a cena sempre verso le 19:30 quasi mai le piccole riuscivano a concluderlo ma si addormentavano sempre prima. L’assenza di un benchè minimo dress code ha fatto si che frac e papillon fossero vicini a top, shorts e ciabatte . Sotto il punto di vista dell’eleganza devo dire che noi italiani non abbiamo rivali. Ho anche sentito la mancanza di un po’ di musica e di allegria tipica delle serate italiane o di gala. Quindi freestyle sicuramente comodo ma da ritestare visto che in questa occasione non mi ha convinto del tutto.

Dal punto di vista gastronomico siamo stati abbastanza soddisfatti. I piatti erano buoni, alcuni addirittura eccellenti come la bistecca New York o il salmone. Una parte del menù con circa una quindicina di piatti è stata identica per tutta la crociera mentre altri 5/6 tra variavano ogni giorno. Naturalmente il menu’ era all’americana con un antipasto, un piatto unico di entrata seguito da dolce e frutta. La pasta, sotto forma di penne, era sempre presente tra i piatti fissi ed era buona e ben cotta. Proprio non me l’aspettavo. L’acqua era sempre servita al bicchiere e regolarmente con ghiaccio, è stata una battaglia fargli capire che lo volevamo senza ghiaccio e credo che questa richiesta, che nessuno yankee si sognerebbe nemmeno lontanamente di fare, li abbia messi un po’ in crisi visto che l’acqua con ghiaccio era immediata mentre per quella senza bisognava spettare un po’. Vabbè, siamo in America su una nave americana quindi sappiamo che le usanze sono diverse e bisogna un po’ adattarsi. Quello a cui non riesco a tollerare (nel senso che non la digerisco) è la salsa a base di aglio presente un po’ in tutti i piatti. Ogni volta abbiamo chiesto che non venisse utilizzata!! Avranno pensato che siamo un po’ noiosini ? Saranno tutte queste varianti sul tema che avranno messo in crisi i camerieri ? Non è da escludere che i tempi lunghi siano dovuti anche a questo, ma devo dire che anche gli altri tavoli finivano più o meno allo stesso orario. Niente da dire sui tre ristoranti tematici, che richiedevano supplementi variabili da 10 a 30 dollari a persona, visto che non li abbiamo mai provati.

Concludo con alcune parole sull’animazione che a me è piaciuta anche se naturalmente ne fruivamo per poche ore al giorno al rientro dalle escursioni. E’ sicuramente molto casinara e si cerca molto la bolgia con musica dance altissima nella zona piscine, con salti e balli. Il teatro Stardust ha ospitato due volte le comedy di Andrew Kennedy (insostenibili per un non americano), uno show musicale ed uno di ballo abbastanza scadenti se vogliamo fare un confronto con quelli visti sulle navi italiane. Ho comunque notato che il teatro era un passatempo poco gradito e con molti posti vuoti, a differenza del casinò che era sold out ogni sera fino a tarda ora!

Direi che non c’è altro da dire … la crociera è stata breve e gran parte dei servizi di animazione, dei giochi, dei tour della nave non li abbiamo sperimentati. Il prossimo capitolo riguarderà l’itinerario della crociera e le varie tappe alle Bahamas che sono state tutte da 10 e lode!!

ITINERIARIO

Itinerario semplice semplice per una mini crociera all’insegna del relax, del mare e della vita da spiaggia. Le soste nei porti sono sempre lunghe, dalle 8 del mattino alle 17, con la sola eccezione di Nassau dove la Sky ha levato gli ormeggi alle 18. La navigazione notturna è stata assolutamente impercettibile perchè la nave non ha mai superato i 15 nodi in acque calmissime ed in condizioni di vento quasi inesistente. Il meteo è stato quasi sempre clemente e le temperature erano ottimali per la vita da spiaggia con 27/28 gradi senza umidità. Da queste parti il sole picchia forte ed è d’obbligo impomatarsi per bene se si vogliono evitare scottature! La temperatura del mare era molto gradevole per i miei gusti, ma non si pensi che sia bollente. Diciamo sui 26 gradi.

L’uscita dal porto di Miami è ancora una volta emozionante. Nell’ultima occasione, con la Costa Atlantica, me la gustai di notte, questa volta era pomeriggio quindi con un panorama e delle vedute splendide sulla città nel suo complesso.

Alle 17:30, poco dopo essere stata preceduta dalla Majesty of the Seas (con la sua bella colata di ruggine vicino all’ancora)…

… la Norwegian Sky molla gli ormeggi, risale fino all’inizio del porto poi si gira ed inizia a ripercorrerlo in tutta la sua lunghezza.

Di seguito la sequenza fotografica della partenza da uno dei porti più belli del mondo ripresa dal ponte 11.

Doppiata la punta più estrema di Miami Beach la nave direziona la prua verso le Bahamas dove arriveremo il giorno successivo.

MARTEDI’ 15 APRILE 2014 – GREAT STIRRUP CAY

Dopo una notte di navigazione molto tranquilla, alle prime luci dell’alba la Norwegian Sky costeggia Great Stirrup Cay, l’isola privata di NCL alle Bahamas.

L’isola fa parte delle Berry Island e si trova poco ad est di Little Stirrup Cay (nota anche col nome di Coco Cay), dove arrivano i crocieristi di Royal Caribbean.

La discesa a terra avviene tramite tender, dei gradi barconi targati NCL che fanno la spola per tutta la giornata tra la nave e l’isola. La sosta tra un passaggio e l’altro è di circa 15 minuti.

Noi siamo scesi con una delle prime lance ed è stato necessario ritirare un biglietto presso la discoteca Dazzles al ponte 6. E fondamentale portare con se i teli perchè sull’isola non sono disponibili.

La spiaggia di GSC è stata oggetto di importanti lavori negli ultimi anni che ne hanno ampliato le zone a disposizione dei crocieristi. Durante la nostra giornata la Sky era l’unica nave ed il posto a disposizione era tantissimo, addiritture alcune spiagge erano pressochè deserte. A volte però qui arrivano anche più navi (tra cui la MSC Divina) e quindi lo spazio è assolutamente necessario. La spiaggia è veramente lunghissima, dall’inizio alla fine a piedi ci vuole almeno mezz’ora e per questo è disponibile un tram navetta che fa avanti e indietro.

La spiaggia principale è quella più vicina al punto di approdo delle lance ed è molto grande, con tanti sdrai e capannine a disposizione …

Vicino ad essa c’è il grill buffet dove dalle 12 viene distribuito il pranzo a base di hamburgher, hot dog, costolette BBQ, patatine, frutta, dolci ed altre amenità.

L’animazione si trova principalmente nel Bar Bacardi …

… dove c’è anche una pista da ballo che nel corso del pomeriggio si riempirà.

Le spiagge successive a quella principale sono sicuramente meno affollate e più rocciose, ma comunque sempre bellissime!

Più ci si allontana meno persone ci sono e la tranquillità aumenta.

Alla fine della spiaggia c’è una grande laguna artificiale con un isolotto nel mezzo dove è veramente possibile raggiungere la pace dei sensi!

Il mare delle Bahamas ed in particolare di Great Stirrup Cay è veramente spettacolare. Un particolare colore celeste con riflessi bianchi ed una trasparenza difficili da trovare altrove.

Le escursioni a disposizione, da acquistare sulla nave, sono tutte a carattere marittimo: incontro con le razze, kayak, moto d’acqua, parasail, snorkeling, paddle board, catamarano. Volendo era possibile affittare una delle 25 “Cabana on the Beach” …

Delle casette di legno dotate di ventilatore, amaca, materassini gonfiabili oltre ad acqua e frutta.

Il costo è di 200 dollari per quella piccola (6 persone) e 250 dollari per quella grande (8 persone) comprensivi di un buono da 50 dollari da spendendere in cibo e bevande.

Come è possibile immaginare la giornata scorre piacevolmente tra bagni, sole e spuntini. Ottimo anche lo snorkeling con tanti pesci colorati, qualche razza e qualche barracuda. Volendo è possibile noleggiare l’attrezzatura. Prendiamo l’ultima lancia in partenza alle 16:30 …

… un ultimo saluto a questo paradiso tropicale dove abbiamo passato una giornata stupenda e dove speriamo di ritornare il prima possibile!

MERCOLEDI’ 16 APRILE 2014 – NASSAU

La seconda tappa Bahamense è Nassau, la capitale e maggior centro commerciale e culturale dell’arcipelago. Il porto è uno dei più capienti della zona caraibica e nella giornata in cui eravamo li sono state presenti ben 5 navi per tutto l’arco della giornata.

Come sempre in questa crociera al nostro arrivo albeggia, ma io sono già in posizione al ponte 11 per riprendere l’ormeggio.

Ci sistemiamo nell’unico posto disponibile, a fianco della Grandeur of the Seas …

… e della Carnival Fantasy. Più distanti la Enchantment od the Seas e la Carnival Fascination.

Il porto di Nassau è relativamente piccolo e nella baia che lo contiene ci sono un paio di spiagge, quella privata dell’Hilton …

… e quella pubblica di Junkanoo, distante una decina di minuti dal porto.

Per noi è la seconda volta a Nassau, la volta precedente andammo a Paradise Island e al gettonatissimo Atlantis ma in questa occasione, avendo a disposizione tutta la giornata, decidiamo di andare qui …

Blue Lagoon (http://www.bahamasbluelagoon.com/) è un’isola privata alla quale si accede sono con escursioni organizzate che possono essere acquistate a bordo oppure dal sito ufficiale. Noi decidiamo di acquistare l’escursione da NCL essenzialmente per due motivi: il primo è che costa meno (anche se solo qualche dollaro) rispetto al sito ufficiale, il secondo è che la partenza avviene direttamente dal molo di fronte alle navi a differenza dell’escursione acquistabile dal sito che parte dal porticciolo di Paradise Island. Questo comporta la necessità di partire prima e di dover sostenere il costo del taxi A/R (4 dollari a tratta). Inoltre per il ritorno non è il massimo essere lasciati a Paradise Island quando il tempo per il rientro in nave non è moltissimo e visto che il traffico è caotico a dir poco. Un altro aspetto positivo è che non tutte le compagnie vendono l’escursione e quindi il ferry parte vuoto e si possono scegliere i posti migliori. Il punto di ritrovo è sulla banchina …

… e questa è la zona, appena prima dell’uscita dal porto, da dove parte il battello.

Il tragitto per arrivare a Blue Lagoon è veramente bellissimo e da un grande valore aggiunto all’escursione. Si parte dal porto …

.. si costeggia l’Atlantis …

… e si fa una prima tappa al porto di Paradise Island (che si trova proprio all’inizio del ponte) per imbarcare gli escursionisti freelance e quelli delle due navi Carnival, che non hanno poturo acquistare a bordo l’escursione.

Il tragitto riprende ed il battello costeggia Paradise Island nella sua interezza, con alcune vedute veramente da sballo!

Dopo quasi 50 minuti dalla partenza avvistiamo l’ingresso dell’isola (notare i colori del mare) …

Blue Lagoon Island è un isolotto molto esteso e la parte riservata ai visitatori e ben delimitata con dei cartelli. Questa la mappa …

Le spiagge sono parecchie e tutte bellissime, quelle che costeggiano la laguna interna, che comunque è aperta al mare su due lati …

Questa spiaggia è dotata di lettini e ombrelloni che possono essere utilizzati liberamente. Nel corso della mattinata la profondità dell’acqua era superiore, mentre nel pomeriggio si è abbassata notevolmente la marea e quasi ovunque si poteva toccare. Nella parte settentrionale dell’isola ci sono altre due spiagge, molto più selvagge e rocciose, ma altrettanto belle.

In una parte della laguna ci sono anche i gonfiabili, il cui utilizzo comporta una spesa aggiuntiva di 15 dollari a bambino.

Volendo è possibile noleggiare l’attrezzatura da snorkeling ed altri mezzi per esplorare l’isola.

Nel costo dell’escursione era compreso anche il pranzo BBQ sulla spiaggia con queste portate a disposizione.

Si può mangiare al piano terra coperto oppure sulla terrazza.

Dopo pranzo ci sistemiamo un po’ dell’area relax …

… facciamo qualche acquisto nell’unico negozio presente e poi ci dirigiamo nella zona del parco acquatico.

Da qui parte un percorso che ci porta dai delfini …

… ai leoni marini passando per iguane, tartarughe ed altre specie. I bambini sono rimasti molto affascinati da tutto questo.

Dopo qualche altro bagno arriva purtroppo il momento di rientrare in quanto sta per partire l’ultimo battello delle giornata, quello delle ore 16. A tal proposito, in un apposito cartello vengono riportati gli orari per il ritorno a Nassau e ciascuno deve provvedere alle proprie necessità perchè non ci sarà nessuno a ricordare che è il momento di tornare.

Dopo un viaggio di ritorno altrettanto piacevole arriviamo a Nassau verso le 17 e questa volta il battello ci lascia proprio dietro le navi, all’inizio di Bay street, la via principale della città.

Decidiamo di sfruttare anche l’ultima mezz’ora a disposizione per qualche acquisto, tra cui la maglietta ricordo dell’Hard Rock Cafe che a me piace collezionare. Le mogli vorrebbero fare tappa da Diamond International ma per fortuna il tempo è tiranno e dobbiamo rientrare a bordo!

Ed anche un’altra giornata volge al termine. Le nostre aspettative sulle Bahamas sono ancora una volta superate ed anche oggi ci siamo goduti una delle spiagge e dei mari più belli del mondo!

GIOVEDI’ 17 APRILE 2014 – FREEPORT GRAND BAHAMA

Ed arriva anche il giorno della terza ed ultima tappa, a Freeport, nell’isola di Grand Bahama. La Norwegian Sky arriva verso le 8 del mattino, la Carnival Fantasy era già ancorata nel grande porto dell’isola dove numerose navi da crociera vengono a fare il Dry Doc.

Proprio di fronte alla nave si trova un grazioso terminal recentemente completato con tutto quello che può servire ai crocieristi …

… tra cui ristoranti ed i soliti negozi che si trovano in tutti i porti caraibici. Il mio consiglio è di non comprare qui perchè i prezzi sono decisamente più alti rispetto altrove.

Molto ben strutturata la zona nella quale è possibile acquistare le escursioni nel caso non si fosse interessati a quelle proposte dalla compagnia.

Per la giornata di oggi avevo già prenotato da casa un’auto da 7 posti nell’unico autonoleggio presente in porto, Island Jeep Rent Car (http://islandjeepcarrental.com/), che si trova proprio a fianco di Senor’s Frog. Per la prenotazione è stato sufficiente dare il numero di carta di credito, mentre il pagamento (107 UDS) è avvevuto in contanti alla restituzione dell’auto. Il negozio disponeva anche di numerosi scooter, il cui noleggio era però altamente sconsigliato dalla Norwegian per motivi di sicurezza!

Ci accoglie il simpatico Stanley che ci mette a disposizione una recente Toyota Gaia, che tutto sommato è messa abbastanza bene.

Come noto alle Bahamas il volante è sulla destra e quindi bisogna guidare sulla parte sinistra della carreggiata. Questa cosa potrebbe scoraggiare un po’, ma in definitiva alla fine è stato facile e divertente anche perchè a Grand Bahama ci sono solo 2 autostrade, lunghi tratti di strada dritta ed è veramente difficile perdersi. Le maggiori difficoltà erano in prossimità delle rotonde perchè viene naturale percorrerle in senso contrario! Viene fornita anche una cartina con le indicazioni per arrivare nei posti che interessano e per il benzinaio più vicino al porto visto che al rientro l’auto deve essere piena di benzina.

La nostra prima destinazione è il Lucayan National Park. Essendo due famiglie è stato molto comodo avere l’auto per gli spostamenti perchè i taxi sono molto costosi per arrivarci e per il ritorno sarebbe stato problematico visto che da quella parti non esiste una fermata dei taxi. Le escursion organizzate avevano come limite il ritorno al porto per l’ora di pranzo, cosa che avrebbe ridotto notevolmente il tempo per visitare l’isola. Prendiamo l’autostrada in direzione est e dopo 40 km ed in circa 45 minuti arriviamo a destinazione …

L’entrata al parco è a pagamento e la visita si divide in due parti, il parco naturale e la spiaggia. Il sentiero circolare che porta all’interno del parco non è molto lungo. Circa 30 minuti per percorrerlo tutto. Si inizia con la Ben’s Cave, una grotta alla quale si accede con una scala a chiocciola.

La piccola grotta, che serviva da rifugio nel corso delle invasioni spagnole, fa parte di un sistema sottomarino tra i più lunghi al mondo, che si estende per chilometri sotto la superficie. Il fondale è di acqua blu contemporaneamente dolce e salata, con un evidente strato salino in superficie. Dentro la stessa vivono strani pesci, serpenti ed un folto gruppo di pipistelli.

Purtroppo, a parte le grotte, la restante parte del parco naturale offre ben poco perchè è stata recentemente devastata da un incendio non controllabile. Si vedeva ancora il fumo uscire dagli alberi carbonizzati. Veramente un peccato! Dopo una sosta al bagno che mi è parsa interminabile (con 6 femmine al seguito bisogna avere pazienza ) attraversiamo la strada, ci riforniamo di acqua da un baracchino ambulante ed entriamo nel pezzo forte del parco: Gold Rock Beach!

Ci sono due diverse strade per arrivare a destinazione, una comoda su un ponticello di legno della durata di 15 minuti ed una attraverso la palude di mangrovie della durata di 30 minuti. Con i bambini al seguito non possiamo non scegliere la prima …

Volendo è possibile noleggiare i kayak per fare un’avventura nella palude …

… ma noi proseguiamo nel sentiero, impazienti di ammirare una delle spiagge vergini e selvagge più belle del mondo.

Gold Rock è nota anche per essere stata il set di alcune scene della serie Pirati dei Caraibi e per una sua visita soddisfacente il mio consiglio è di arrivare in un momento in cui la marea non è crescente altrimenti l’intera spiaggia potrebbe essere divorata dal mare. Infatti la spiaggia è particolarmente affascinante durante la bassa marea. Per le previsione sulle maree si può fare riferimento al sito http://coastalanglermag.com/bahamas/tides-weather/. Noi siamo arrivati alle 10:30 in una situazione di marea calante con un picco di 2,63 metri … lo spettacolo ai nostri occhi è stato questo!

col passare del tempo l’acqua si ritira a vista d’occhio fino a scoprire una spiaggia immensa con acqua bassa e calda, veramente una cosa indescrivibile con parole o foto …

Sulla pulizia e trasparenza del mare non c’è niente da dire …

La spiaggia, pressochè deserta, è di un bianco accecante e senza occhiali scuri è veramente difficile tenere gli occhi aperti. Una piccola area è attrezzata con barbecue, tavoli da picnic e panche, ma non vi sono altri servizi.

Verso le 13:30 decidiamo di tornare nella civiltà, ma non prima di aver scattato altre foto a questo posto lontano dalle rotte più comuni dei crocieristi ma che vale veramente la pena di scoprire almeno una volta nella vita.

Facciamo appena in tempo a salire in macchina che ci investe un vero e proprio T-Storm, breve ma molto intenso. Il programma originale prevedeva il pranzo al quotato ristorante Banana Bay, nella costa sud a metà trada tra Gold Rock e il porto, ma viste le condizioni meteo decidiamo di andare direttamente al Port Lucayan Market Place.

Un centro con negozi, ristoranti ed una piccola marina.

questo luogo è sicuramente uno dei migliori che mi sia capitato di trovare in tutti i caraibi a livello di acquisti di souvenir e artigianato locale. Inoltre è molto conveniente per fare le treccine ai capelli delle bambine.

Dopo il pranzo in uno dei tanti ristorantini etnici ed un giro di shopping è arrivato il momento di tornare alla base …

… e questo significa anche che la crociera è praticamente finita, l’indomani alle prime luci dell’alba la Sky avrebbe fatto ritorno a Miami. Fortunatamente per noi non significa però la fine della vacanza perchè ci aspetterà ancora un post-crociera veramente intenso e spettacolare.

GIOVEDI’ 18 APRILE 2014 – MIAMI

L’ultima mattina in nave scorre abbastanza velocemente. Giusto il tempo di lasciare la cabina e fare una abbondante colazione con vista sui grattacieli di Miami. Il saldo del conto è automatico nel caso si scelga la carta di credito mentre per la discesa a terra ci sono due possibilità. Quella classica, con valige fuori dalla porta entro la mezzanotte del giorno precedente e con una variante Freestyle che permette di scegliere autonomamente il colore dell’etichetta corrispondente all’orario di discesa, che varia dalle 8:30 alle 9:15.

C’è poi la formula Easy Walk Off che consiste nello scendere a terra con tutte le proprie valige al seguito in un orario compreso tra le 7:45 e le 9:00. Noi scegliamo questa formula ed in poco tempo siamo a terra. Segue una lunga fila per le solite formalità dell’immigrazione e scopriamo che per passare indenni dalla dogana bisogna introdurre su suolo americano merce con valore non superiore ad 800 dollari, massimo 200 sigarette, 100 sigari (non cubani!) e 1 litro di alcool. Proibite, oltre alle armi ed alla droga, anche frutta, fiori, noccioline, avorio africano, pelle di serpente, guscio di tartaruga e materiale indecente!!

Recuperato il van di dirigiamo a sud verso la nostra prossima meta …

La US1 è una autostrada senza pedaggio abbastanza lenta da percorrere. I limiti non superano quasi mai le 55 miglia orarie, con lunghi pezzi ai 45. Più volte lungo la strada ci è capitato di vedere auto ferme con la polizia dietro. Noi rispettiamo i limiti alla lettera e dopo aver attraversato le Everglades …

… arriviamo alla nostra prima fermata: Key Largo. Qui raggiungiamo il John Pennekamp Coral Reef State Park (http://pennekamppark.com/), il miglior parco sottomarino degli Stati Uniti.

Da casa avevo prenotato (senza deposito) lo Snorkeling Tour delle 12 ma appena arriviamo in loco scopriamo che a causa delle alte onde il capitano imbarca solo nuotatori con esperienza. Per non dividere il gruppo rinunciamo allo snorkeling e ci dedichiamo alla canoa.

Il tragitto in canoa è delimitato all’interno della zona paludosa e quindi in acque ferme e tranquille. Veniamo equipaggiati con un salvagente e partiamo all’avventura tra le mangrovie.

Prima della partenza ci viene anche fornita una grande mappa plastificata nella quale sono indicati i vari itinerari. Si va da quello breve di circa 40 minuti che abbiamo scelto noi a quello più lungo e difficile di quasi 2 ore!

La giornata è calda e soleggiata ed è un piacere girovagare tra le tante sfumature di verde di questo parco.

Terminato il tour in canoa ci sistemiamo nella spiaggia principale del parco per un pic nic …

… prima di riprendere il viaggio in direzione sud.

Passiamo centinaia di isole Key tra cui le belle Islamorada e Matecumbe fino ad arrivare al Seven Mile Bridge, il ponte sospeso lungo appunto 7 miglia che unisce Marathon a Bahia Honda.

A metà strada si trova Pigeon Key, che è raggiungibile a piedi ed in tram dal vecchio ponte della ferrovia (oggi in disuso) che collegava in passato le Keys alla Florida continentale.

Il passaggio del ponte è veramente spettacolare e ci si rende conto finalmente di essere nel bel mezzo di quella lingua di isolette che solo le Keys. Alla fine del ponte inizia il parco nazionale di Bahia Honda, la nostra prossima fermata. Il caldo è tanto e quindi ci tuffiamo subito in mare a Calusa Beach …

… la più piccola delle spiagge del parco ma la più rinomata con la sua sabbia bianca e soffice. L’acqua è calma e poco profonda, ideale per i bambini. Volendo si possono utilizzare docce e spogliatoi.

A fianco della spiaggia parte il vecchio Flagler Bridge, anch’esso in disuso ma percorribile a piedi fino ad un certo punto per ammirare il paesaggio dall’alto.

Dopo qualche bagno attraversiamo la strada e andiamo sul versante opposto, nella spiaggia chiamata Sandspur Beach …

Anche qui la spiaggia è grande ed il mare poco profondo, con le tonalità di colore tipiche delle Keys.

Il paesaggio anche qui è altrettanto bello, facciamo il bagno e troviamo anche una piccola conchiglia!!

C’è chi si diletta a pescare, ed in questa cornice, col sole calante, credo che possa essere solo inviato.

Terminata l’esperienza a Bahia Honda riprendiamo, questa volta senza più soste, la strada per Key West mentre il sole sta per tramontare …

Arriviamo abbastanza tardi, i bambini sono stanchi e quindi abbiamo giusto il tempo di sistemarci ed andare a cenare in un ristorante messicano su Duval Street …

Poi tutti a nanna per ricaricare le batterie. Il giorno dopo sarà interamente dedicato alla visita di Key West!

VENERDI’ 19 APRILE 2014 – KEY WEST

Il risveglio nella città più a sud degli Stati Uniti continentali, più vicina a Cuba che a Miami, è assolutamente piacevole. Per le tre notti in città avevo prenotato una camera + colazione all’hotel Courtney’s Place, in Whitmarsh Lane.

A parte la ottima posizione per gli spostamenti, trovandosi nel cuore della città e quasi contiguo alla Duval, l’hotel si è rivelato una ottima scelta con le sue camerette stile cottage nel verde e con una piscinetta interna comune. L’ambiente di tipo vittoriano è tranquilissimo e si ha veramente la sensazione di vivere in un contesto di altri tempi.

Il Wifi è disponibile in tutta la struttura e la colazione è varia e abbondante e viene fatta all’aperto nei tavolini del giardino. Gli animali, soprattutto gatti, sono liberi di girare seguendo la filosofia che regna in tutta Key West, le cui strade sono popolate da galletti. Noi eravamo nella camera 12 con due letti matrimoniali. Altre camere erano dei veri e propri mini appartamenti con cucinotto compreso.

Per noi era la seconda volta a Key West, la prima qualche anno fa, fu una toccata e fuga in occasione di una crociera e già allora ci eravamo imposti di tornare per vivere questo posto con più calma. La macchina è però il modo meno adatto per spostarsi perchè l’isola è piccola e ci vuole più tempo a cercare un parcheggio che a spostarsi a piedi. Decidiamo quindi di noleggiare una bicicletta nel vicino negozio Moped Hospital al 601 di Truman Avenue.

La (ri)scoperta dell’isola inizia da Mallory Square, la piazza principale dove ogni sera (alle 19:50 in questo periodo) centinaia di persone di riuniscono per vedere il tramonto, dicono uno dei più belli del mondo.

La zona di Mallory Square è piena di negozi, c’è anche il musei dei naufraghi, una della attrazioni della città e da qui partono anche i tour del Conch Train.

Per il giro in bicicletta ho trovato spunto da una mappa che può essere reperita nell’ufficio informazioni della piazza, con un itinerario di circa un paio d’ore, soste comprese, che porta in ogni zona della città. Si parte dal Key West Museum of Art & History in Front Street …

… poi doppiamo alcune tra le case più antiche e ricche di storia come quella del naturalista ed artista americano Audobon …

… la Little White House utilizzata dal presidente americano Truman come ritiro invernale durante la presidenza.

Proseguiamo sulla Whitehead fino a raggiungere l’incrocio con la Eaton, il Mile 0 della US1, che penso sia una luogo di adorazione da parte degli americani perchè spesso c’era una lunga fila per fare le foto!

Il giro prosegue fino al caratteristico cimitero per poi risalire fino all’inizio della Duval dove possiamo fotografare la Curry Mansion, abitazione aristocratica del 19mo secolo e oggi albergo di lusso.

Percorriamo la Duval in direzione sud fino all’incrocio con Petronia St e poi ritorniamo sulla Whitehead proprio in coincidenza di un altro luogo famoso di Key West, la casa di Ernest Hemingway, popolata da gatti con sei falangi, diretti discendenti del gatto di Hemingway!

Subito di fronte troviamo il faro di Key West, il punto di alto della città che però non offre una veduta molto interessante …

… per poi arrivare alla fine della strada dove campeggia un altra icona venerata con una fila ancor più lunga per scattare l’ambita foto: il Southernmost Point, il punto degli States più vicino a Cuba, che da qui dista solo 90 miglia.

Ritorniamo verso nord ed entriamo nel Bahamian Village, quartiere compreso tra la Southhard e la Fleming tra i più eleganti in assoluto, le foto parlano da se.

Verso la tarda mattinata inizia a fare veramente caldo e quindi decidiamo di comune accordo che era il momento di andare in spiaggia, quella che si trova all’interno del Fort Zachary Taylor State Park, dove volendo è possibile visitare anche l’omonimo fortino.

La spiaggia è un mix tra sabbia e sassi ed è abbastanza grande. L’acqua è calda e limpida.

Volendo era possibile noleggiare ombrellone e sdraio a 30$ ma qui l’ombra non manca proprio e quindi ci accomodiamo sotto la fitta vegetazione.

Un totem ci informa sulle distanze tra Key West ed altre città del mondo.

L’ideale da queste parti era fare un pic-nic, ci sono molti tavoli ciascuno equipaggiato con il proprio barbecue. Ma non eravamo preparato così prendiamo qualcosa nel bar/ristorante della spiaggia.

Passiamo qui gran parte del pomeriggio e tra un bagno ed un servizio fotografico la giornata trascorre piacevolmente.

Verso le 16:30 leviamo le tende e torniamo in albergo per sistemarci a puntino in vista di una serata molto particolare che trascorreremo su Sunset Key, l’isola privata del resort Westin, dove è possibile assistere al tramonto comodamente seduti nel ristorante Latitudes (http://www.westinsunsetkeycottages.c…des-restaurant) gustando le sue prelibatezze!

Per arrivare a Sunset Key bisogna arrivare alla marina del Westin …

… esattamente dove sbarcano le navi da crociera che oggi non erano presenti per nostra fortuna.

La salita sulla lancia non è libera ma è necessario prenotarla, assieme al posto a sedere nel ristorante, alcuni mesi prima scrivendo una email alla concierge del Westin. Alla salita sulla lancia c’è una persona che controlla il nominativo ed il numero.

Il tragitto verso l’isola è molto breve, meno di 15 minuti …

… e si viene sbarcati direttamente di fronte all’ingresso del ristorante.

Dopo aver ordinato gamberi e coda di aragosta faccio una perlustrazione dell’isola dove sono presenti i cottage che ospitano i facoltosi ospiti del Westin.

La cena è veramente ottima e considerando le portate non abbiamo speso moltissimo. Per i bambini è disponibile un menu a parte con piatti meno elaborati. Il menu è differenziato tra pranzo e cena e può essere scaricato dal sito sopra riportato. Il mio consiglio è di venire qui per cena perchè lo spettacolo del tramonto del sole nel Golfo del Messico è un qualcosa di indescrivibile e lascia veramente a bocca aperta … la presenza delle nuvole crea una strana luminosità, a volte accecante altre volte cupa … fino a quando il sole penetra nell’orizzonte e sparisce definitivamente in un gioco di luci e colori unico.

Dopo cena, verso le 21, riprendiamo la lancia e torniamo in città, percorriamo la Duval che di notte si accende e si anima con i suoi tanti locali come lo Sloppy Joe’s, Captain Tony’s Saloon o l’Hard Rock Cafe per citarne solo alcuni. Siamo tutti molto stanchi ma altrettanto soddisfatti da una giornata che rimarrà per molto tempo impressa nella nostra memoria ed eccitati per quello che ci aspetterà il giorno successivo. Puntiamo la sveglia alle 7:00 e ci infiliamo nel letto.

DOMENICA 20 APRILE 2014 – KEY WEST

Driiiiiinnnnn … la sveglia che suona proprio all’alba ci fa sobbalzare sul letto ma oggi non è un problema svegliarsi perchè ci aspetta una escursione a 5 stelle, di quelle irripetibili e indimenticabili!

Ci aspettano le Dry Tortugas, un arcipelago di piccole isolette che si trovano a circa 100 km ad est di Key West, nel bel mezzo del Golfo del Messico. (http://www.drytortugas.com/)

Per arrivare alle Dry Tortugas via mare c’è un solo mezzo: il battello Yankee Freedom III, che parte tutti i giorni dal Ferry Terminal di Key West a Grinnel Street. Parcheggiamo l’auto in un parcheggio a pagamento (10 dollari al giorno) proprio di fronte all’ingresso del porticciolo ed arriviamo giusto in tempo per l’imbarco delle 7.30. La partenza è puntuale alle 8:00 ed all’uscita del porto incrociamo una barchetta leggermente più grande della nostra …

La Yankee Freedom III impiegherà circa 2 ore e 15 minuti per arrivare a destinazione. Appena partiti viene aperto il buffet della colazione (compreso nel prezzo) e dopo aver mangiato qualcosa ci godiamo la navigazione …

Ci viene spiegato che sull’isola, dove vivono una dozzina di persone tra rangers e famigliari, non ci sono nè ristoranti nè servizi igienici, ma solo un Visitor Center dove è possibile comprare qualche souvenier e qualche libro. Per pranzare e per andare al bagno ci si dovrà quindi servire del battello. Non esistono nemmeno fontane e rubinetti e quindi l’acqua viene distribuita gratuitamente sempre sul battello. Infine non si pensi di poter parlare col cellulare, non esistono ripetitori da quelle parti e per una giornata si dovrà rinunciare (volentieri) alla tecnologia.

Verso le 10 inizia a vedersi all’orizzonte Garden Key, l’isola sulla quale approderemo.

Garden Key è quasi completamente occupata da Fort Jefferson, una vecchia fortezza costruita a metà del 1800 con 16 milioni di mattoni, dismessa negli anni ’30 per poi diventare parco nazionale nel 1992.

L’orario di arrivo fissato per le 10:15 viene rispettato ed ormeggiamo nell’unico piccolo molo dell’isola.

Appena sbarcati ci accolgono alcuni abitanti dell’isola, dove vivono tantissime specie di uccelli.

Chi vuole può arrivare sull’isola anche con questi aerei in poco più di mezz’ora, ma non immagino quanto possa costare. Tant’è che questi mezzi faranno avanti e indietro per tutta la giornata.

Iniziamo subito con l’esplorazione dell’isola …

Bush Key, l’isolotto a fianco, è unito in questo periodo da un istmo che in altri periodi dell’anno è sommerso. Ad aprile però è percorribile solo per metà perchè da febbraio a metà settembre diviene protetto ed inaccessibile perchè gli uccelli migratori stanno costruendo i loro nidi. In effetti in lontananza si vede uno svolazzare continuo.

E’ molto difficile non entrare nelle acque calde e cristalline dell’isola quindi inzia il lungo bagno con snorkeling che da queste parti è veramente unico grazie alla perfetta trasparenza dell’acqua che permette di vedere anche in lontananza pesci tropicali di ogni genere, razze, delfini ed anche qualche squaletto. Lo snorkeling può essere individuale o di gruppo e volendo si può noleggiare l’attrezzatura.

La profondità del mare varia a seconda dei punti ma generalmente si passa da pochi centimetri a 4/5 metri di profondità nel giro di poco.

Dopo pranzo arriva il momento di visitare il fortino …

… il cui interno è molto verde e ricco di vegetazione.

Volendo è possibile fare il giro delle mura con ingresso in concomitanza del vecchio fare e per fortuna che l’abbiamo fatto visto che da lassù si ha una bellissima vista da ogni lato dell’esagono in cui si compone Fort Jefferson.

Per fare l’intero giro delle mura servono circa 45 minuti ma sicuramente ne è valsa la pena come si può denotare dalla seguenti foto!

In lontananza si vede Loggerhead Key con il suo faro alto 50 metri …

Purtroppo alle 15 dobbiamo rientrare a bordo del Yankee Freedom perchè inizia il viaggio di ritorno. Salutiamo alcune persone che campeggeranno sull’isola (max ammesso 2 notti). Il viaggio di ritorno ce lo dormiamo quasi tutto per recupare un po’ di forze per la sera.

Alle 17.15 arriviamo a Key West e l’escursione è ufficialmente finita, confermando le pur elevate attese della vigilia.

La sera ceniamo da Fogarty’s, un ristorante americano sulla Duval ed malincuore chiudiamo definitivamente le valige perchè il giorno seguente sarà quello del rientro in Italia.

LUNEDI’ 21 APRILE 2014 – KEY WEST/MIAMI

E purtroppo, dopo un paio di settimane molto belle ed intense, arriva anche il giorno della partenza. Il volo per il ritorno in Italia, sempre con Iberia con scalo a Madrid, parte alle 22.10 quindi abbiamo tutto il tempo per fare le cose con calma.

Dopo un ultimo saluto a Key West carichiamo il nostro van e ripercorriamo la US1 in direzione Miami …

Il ritorno, seppur con umori completamente diversi, è altrettanto piacevole e gli scorci panoramici si sprecano.

Facciamo tappa a Islamorada al ristorante Whale Harbour (http://whaleharborrestaurant.com/) per uno spuntino e riprendiamo la strada per Miami. Alla fine della US1 entriamo nella Florida Turnpike (prima la 821 e poi la 874) ed usciamo a Coral Gable. Qui arriviamo in un supermercato Publix dove facciamo scorta di cibo americano introvabile in Italia come il formaggio cheddar, il bacon in fette, i donuts glassati, varie salse per insalate e patatine, i sacchetti utilizzati per far marinare la carne prima della cottura nel barbucue ed altre amenità.

Visto che ancora qualche dollaro in tasca c’è rimasto decidiamo di passare il pomeriggio al Dolphin Mall (http://www.shopdolphinmall.com/) …

Un grande centro commerciale poco a nord dell’aeroporto.

A differenza dell’Aventura Mall, qui non ci sono le grandi marche della moda di lusso (Louis Vuitton, Gucci, Fendi, ecc.) ma lo shopping sarà ancora più conveniente e soddisfacente. Saldi e dollaro debole sono ancora una volta un’accoppiata vincente!

Segnalo solo alcuni negozi molto convenienti come Gap, Calvin Klein, Levis, Ralph Lauren, Tommy Hilfinger, Aeropostale, Banana Republic, American Eagle e Converse.

Ultima merenda negli States …

… e poi dritti in aeroporto, anzi al car rental center, ma non prima di aver rifornito l’auto di benzina. A tal proposito volevo segnalare che qui la benzina costa mediamente 3,75 dollari al gallone che tradotto significa 0,72 euro al litro! Per tutta la vacanza, con gli spostamenti sopra descritti, abbiamo speso 150 dollari di benzina (da dividere tra 2 famiglie). Non male direi …

Restituiamo il nostro van all’Avis con uno specchietto laterale rotto … trovato così dopo una notte a Key West. Fortunatamente avevamo fatto l’estensione della polizza senza franchigia (No-Excess) quindi non mi è stato addebitato niente. Riprendiamo il Mia Mover in direzione aeroporto … check in … e via tra le nuvole per tornare a casa!!

E con questo ho concluso. Spero che questo viaggio diviso tra crociera e strada vi sia piaciuto e che magari possa servire a chi vorrà visitare questi posti incantevoli.

FINE

Autore: Comax

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