La nostra disavventura

Un ricordo, ad un anno di distanza, scritto, da Melissa 13 anni, con semplicita’, genuinita’, verita’ ed innocenza. Era  a bordo del Concordia, con i genitori e la sorella minore, in quell’infausto e tragico giorno.
———-
E’ passato ormai un anno da quando la Costa Concordia  è naufragata, ma è ancora difficile credere a
quello che è accaduto. Quella sera eravamo gia in cabina, per finire di preparare i bagagli. Erano circa le 21.45, quando abbiamo sentito un rumore terribile e forte, e tutto quello che si trovava sui mobili si è ribaltato. In un primo momento, non sapevamo cosa fare, cos’era successo. Eravamo
terrorizzati. Mio papà guardando fuori dalla finestra vide che c’era la terra, troppo vicina, troppo;  e questo non era normale. All’altoparlante ci dicono che è tutto a posto, che c’è stato soltanto un blackout; ma noi capiamo che non è così.

Decidiamo allora di  vestirci, di tirare insieme le cose più importanti, di mettere i giubbottini di salvataggio e di uscire sul
ponte dove si trovano le scialuppe. Quando stiamo per raggiungere la scale, la luce salta, ci spaventiamo, ma riusciamo,
con la luce del cellulare, a raggiungere il ponte. Li fuori c’è poca gente , e non c’è nessuno che sa cosa sia successo o che sappia
dare delle spiegazioni. Chiediamo allora aiuto telefonicamente ad un amico a casa, che contatta la capitaneria di
porto più volte per avere informazioni sull’accaduto. Passa all’incirca mezz’ora, e l’equipaggio incomincia a parlare in codice; capiamo
allora che la faccenda è grave. Nel frattempo sul ponte c’è molta tensione  e la paura incomincia a farsi sentire. Ormai
sono trascorsi 45 minuti; la nave si sta inclinando, ed ecco l’allarme.

“Non è possibile, non mi sembra vero, non avrei mai creduto di sentirlo per una vera
emergenza”, penso. Si scatena subito il panico. La gente piange, urla, non sa cosa fare, prende d’assalto le scialuppe. Finalmente
riusciamo a salire. Li dentro fa caldo, siamo schiacciati, impauriti e sentiamo le grida della gente che cerca di salire sulla nostra scialuppa. A
un certo punto sentiamo muovere la scialuppa, e… bham! Ci ribaltiamo e penso che la nave si stia ribaltando; ma per fortuna non è così. La
scialuppa ha picchiato contro la nave inclinata; allora spingono con dei bastoni per allontanarla; e finalmente siamo in mare.

Il ragazzo filippino che guidava la scialuppa, aveva qualche difficoltà nel manovrarla, ma dopo un po’ di tentativi arriviamo al
molo. Siamo sulla terra ferma. Siamo salvi.

Chiediamo aiuto per mia sorella, a una signora del porto, per indicarci il pronto soccorso, perché ha dei problemi di salute. Lì
la guardano, le fanno degli accertamenti; ma per fortuna sta abbastanza bene.

Nel frattempo che noi siamo li, arriva gente senza scarpe, poco vestita, e alcune
persone viola in volto, perché per salvarsi si sono gettate in mare.
Trascorriamo li più o meno 2 ore. Mia sorella viene monitorata e le viene messo
l’ossigeno, mentre io cerco di riposare sulla scrivania di un medico molto
gentile.

Più tardi ci portano in un asilo, dove ci sistemiamo a terra su dei materassini da
gioco, perché le brandine sono finite. Li riusciamo a dormire un pochino, ma è difficile perché siamo agitati.

Verso le 5.00 di mattina, mio papà esce a chiedere aiuto per una donna che sta male,
gli dicono che c’è posto su un battello che dall’Isola del Giglio, trasporta a
Porto Santo Stefano.

Io non voglio, non me la sento di viaggiare di nuovo in mare, ma bisogna farlo. Il
tragitto dura circa un’ora, il battello si muove molto e io ho ancora paura. Dopo
un’ orribile traversata siamo arrivati.

Veniamo accolti dalla protezione civile, che ci da coperte, bevande calde e un po’ di
conforto. Siamo più calmi, e siamo contenti di essere vivi.

La sera tardi arriviamo a casa. Da qui, partiranno, tutti i giorni una moltitudine di domande, interviste… ma
d’altronde è questo l’effetto della fama!

Io e tutta la mia famiglia vogliamo ringraziare i Gigliesi, i volontari del pronto
soccorso, la protezione civile… ma soprattutto cuochi e camerieri della costa
concordia, che nonostante le difficoltà ci hanno portato in salvo.

Un abbraccio a tutti da Melissa

Un grazie personale di cuore a Flavio Raule ( Camperlaia ), al quale ho “rubato” quella magnifica foto, presente in primo piano.

Per approfondimenti e chiarimenti vedere la discussione sul forum:

http://forum.crocieristi.it/showthread.php/25441-La-nostra-disavventura?p=566636#post566636

Author: essepi2

Share This Post On

Submit a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Protected by WP Anti Spam